Procedure e documenti
Assegno unico e prestazioni sociali: chi ne ha diritto fra gli stranieri
In breve
L'assegno unico spetta, oltre che ai cittadini italiani e dell'Unione, ai cittadini di Paesi terzi titolari di determinati permessi: il permesso UE per soggiornanti di lungo periodo, il permesso unico di lavoro di durata adeguata e il permesso per ricerca. Il titolo di soggiorno, non la nazionalità, è ciò che apre o chiude l'accesso.
È il titolo che conta, non il passaporto
È il principio che orienta tutta la materia e che vale la pena fissare: l'accesso alle prestazioni non dipende dalla cittadinanza ma dal titolo di soggiorno di cui si è in possesso e dalla sua durata.
Significa che due persone della stessa nazionalità, nella stessa città, con lo stesso reddito, possono avere diritti diversi perché hanno permessi diversi. E significa che un cambio di titolo — una conversione, il passaggio al lungo periodo — può aprire diritti che prima non c'erano.
È anche il motivo per cui conviene sapere quali porte apre il permesso che si sta per chiedere, e non solo se consente di restare.
L'assegno unico
La disciplina individua i titoli che danno accesso: oltre ai cittadini italiani e dell'Unione, vi rientrano i titolari di permesso UE per soggiornanti di lungo periodo, i titolari di permesso unico di lavoro di durata adeguata e i titolari di permesso per ricerca.
A questo si aggiungono i requisiti di residenza e di presenza dei figli, comuni a tutti i richiedenti. La domanda si presenta all'INPS e va rinnovata secondo le regole in vigore.
Il punto pratico più frequente: chi ha un permesso di durata breve può trovarsi escluso e scoprirlo solo al momento della domanda. Se il rinnovo in arrivo può cambiare la durata del titolo, vale la pena guardare le due cose insieme.
Le altre prestazioni
Ciascuna ha requisiti propri, e il requisito che ricorre più spesso è la residenza in Italia per un periodo determinato. Per l'assegno di inclusione, per esempio, è richiesta la residenza 5 anni, di cui 2 continuativi.
Un requisito di quel tipo riporta a un tema che su questo sito ricorre: la continuità dell'iscrizione anagrafica. Un periodo scoperto non toglie solo anni alla cittadinanza, toglie anche l'accesso a prestazioni che in quel momento servirebbero.
Vale la pena controllarla quando si è in regola, non quando si presenta una domanda e si scopre un buco di tre anni fa.
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L'assistenza sanitaria
L'iscrizione al Servizio sanitario nazionale è obbligatoria per diverse categorie — chi lavora, chi è iscritto all'anagrafe con titoli determinati, i familiari a carico — e volontaria per altre, con un contributo annuale.
Le cure urgenti ed essenziali sono comunque garantite a chiunque si trovi sul territorio, a prescindere dal titolo di soggiorno, e l'accesso alle strutture non comporta segnalazione. È una garanzia prevista dalla legge e poco conosciuta proprio da chi ne avrebbe bisogno.
Dove interveniamo
Le domande di prestazione si presentano all'INPS e sono seguite dai patronati, che lo fanno gratuitamente e bene: è a loro che indirizziamo.
Quello che facciamo noi sta a monte: verificare quale titolo di soggiorno apre quali diritti, impostare il rinnovo o la conversione tenendone conto, e controllare la continuità anagrafica prima che diventi un problema. È un lavoro che si vede anni dopo, ed è quello che la maggior parte delle persone non ha fatto.
I dati citati in questa guida
Ogni valore riportato nel testo proviene dall'Osservatorio parametri, con riferimento normativo e data di verifica. Quando un parametro cambia, questa guida si aggiorna insieme a lui.
| Parametro | Valore | Riferimento | Verificato |
|---|---|---|---|
| Residenza richiesta per l'assegno di inclusione | 5 anni, di cui 2 continuativi | D.L. 4 maggio 2023, n. 48 |