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Imprese e lavoro

Regime impatriati: l'agevolazione che si decide prima di partire

9 min di letturaPubblicata il Aggiornata il a cura di Italy Immigration Hub

In breve

Il regime per i lavoratori impatriati, riscritto dal D.Lgs. 209/2023, detassa il 50% del reddito di lavoro prodotto in Italia entro € 600.000 annui, per 5 periodi d'imposta, a chi non era residente nei periodi precedenti e si impegna a restare 4 anni. Non è materia nostra: è del commercialista, e ne lavorano con noi. Ma va decisa prima del trasferimento.

Perché ne parliamo su un sito di immigrazione

Perché chi si trasferisce in Italia prende una decisione sola, e noi gliene raccontiamo metà. La persona che valuta un'offerta di lavoro a Milano, o l'azienda che sposta un dirigente, non separa il permesso di soggiorno dal trattamento fiscale: guarda il quadro intero. Trovare le due metà su siti diversi, con tempistiche che non si parlano, è un modo efficace per far sbagliare la sequenza.

Diciamolo subito e con chiarezza: la consulenza fiscale è attività del commercialista e non la svolgiamo. Lavoriamo però stabilmente con commercialisti che seguono la fiscalità del trasferimento, e metterti in contatto con loro fa parte del servizio. Questa pagina serve a farti arrivare da loro sapendo già quali sono le domande.

Che cosa prevede, in sintesi

Il regime è stato riscritto dal D.Lgs. 209/2023 e si applica a chi trasferisce la residenza fiscale in Italia a partire dal 2024. Chi l'ha trasferita prima segue la disciplina precedente, che era più generosa: è la prima distinzione da fare, perché molte informazioni in circolazione si riferiscono ancora a quella.

  • Detassazione del 50% del reddito di lavoro dipendente o autonomo prodotto in Italia, che sale in presenza di figli minori.
  • Limite di reddito agevolabile pari a € 600.000 annui: la parte eccedente è tassata ordinariamente.
  • Durata di 5 periodi d'imposta, dal periodo in cui si trasferisce la residenza.
  • Requisito di non residenza in Italia nei periodi d'imposta precedenti, con un periodo più lungo per chi torna a lavorare per lo stesso datore o per il suo gruppo.
  • Impegno a mantenere la residenza in Italia per 4 anni: chi parte prima decade, con recupero delle imposte e degli interessi.
  • Requisiti di qualificazione o specializzazione e attività prestata prevalentemente nel territorio italiano.

Dove si intreccia con il permesso di soggiorno

In tre punti, e sono i tre punti in cui le due pratiche si ostacolano se nessuno le coordina.

Il primo è il calendario. La residenza fiscale si determina sulla maggior parte del periodo d'imposta: arrivare a luglio o a settembre cambia l'anno in cui il regime comincia a decorrere. La data di ingresso, però, la decide la pratica di immigrazione — il nulla osta, l'appuntamento consolare, il click day. Se le due cose non si parlano, si perde un anno di agevolazione per una coincidenza di calendario.

Il secondo è il tipo di rapporto. Alcune forme di ingresso presuppongono un contratto con determinate caratteristiche, e quelle caratteristiche incidono anche sull'accesso al regime. Costruire il contratto guardando a un solo lato è il modo più comune per scoprire dopo che l'altro non funziona.

Il terzo è l'impegno di permanenza. 4 anni è un vincolo che va messo accanto alla durata del titolo di soggiorno e alla sua rinnovabilità: un'agevolazione che impone di restare quattro anni ha senso solo se il titolo regge quei quattro anni.

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Gli errori che vediamo

Non sono errori fiscali: sono errori di sequenza, e nascono quasi sempre dal fatto che le due consulenze partono in momenti diversi.

  • Trasferirsi e poi chiedere se il regime spetta. Alcuni requisiti si verificano prima e non si recuperano.
  • Fare riferimento alla disciplina anteriore al 2024, che circola ancora e prevedeva condizioni diverse.
  • Ignorare il requisito di non residenza nei periodi precedenti, che per chi torna dallo stesso gruppo è più lungo.
  • Programmare il rientro in Italia senza considerare quale anno d'imposta ne risulta.
  • Sottovalutare l'impegno di permanenza, che vincola scelte di carriera per anni.
  • Trattare il regime come acquisito senza verificare i requisiti di qualificazione e di prevalenza dell'attività in Italia.

Come lavoriamo

Noi curiamo l'immigrazione: quale canale di ingresso, quali tempi, quale titolo e come si rinnova. Il commercialista cura il fiscale. La cosa che manca di solito, e che facciamo noi, è tenere le due cose sullo stesso calendario.

In pratica: ci dici chi si trasferisce, da dove, con quale rapporto e per quanto tempo. Noi impostiamo il percorso di immigrazione e ti mettiamo in contatto con il commercialista prima che le date siano fissate, non dopo. È il momento in cui la coordinazione vale qualcosa.

I dati citati in questa guida

Ogni valore riportato nel testo proviene dall'Osservatorio parametri, con riferimento normativo e data di verifica. Quando un parametro cambia, questa guida si aggiorna insieme a lui.

Parametri citati nella guida, con fonte e data di verifica
ParametroValoreRiferimentoVerificato
Quota di reddito detassata nel regime impatriati50%Art. 5 D.Lgs. 27 dicembre 2023, n. 209
Limite di reddito agevolabile nel regime impatriati€ 600.000Art. 5 D.Lgs. 27 dicembre 2023, n. 209
Durata del regime impatriati5 periodi d'impostaArt. 5 D.Lgs. 27 dicembre 2023, n. 209
Impegno di permanenza richiesto dal regime impatriati4 anniArt. 5 D.Lgs. 27 dicembre 2023, n. 209

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