Procedure e documenti
Espulsione: come funziona, come si impugna, quando è vietata
In breve
L'espulsione amministrativa è disposta dal prefetto e può essere eseguita con accompagnamento alla frontiera, con intimazione a partire volontariamente o con trattenimento. Si impugna davanti al giudice di pace entro 30 giorni. Comporta un divieto di reingresso da 3 a 5 anni. L'art. 19 del Testo Unico elenca i casi in cui l'espulsione non può essere disposta.
La prima cosa da fare: guardare la data
Il termine per impugnare è di 30 giorni dalla notifica, elevato a sessanta giorni per chi si trova all'estero. È un termine di decadenza: scaduto, quel provvedimento non si contesta più in quella sede.
Prima di qualunque altra considerazione, quindi, va letta la data di notifica sul provvedimento e contato il tempo rimasto. Se i giorni sono pochi, contattare un avvocato è la cosa da fare oggi: su questo non esiste recupero.
Chi la dispone e in quali forme
L'espulsione amministrativa è disposta dal prefetto. Esiste anche un'espulsione disposta dal Ministro dell'Interno per motivi di ordine pubblico o sicurezza dello Stato, che segue regole proprie.
Le modalità di esecuzione sono diverse e non equivalenti. L'accompagnamento immediato alla frontiera richiede la convalida del giudice di pace, e quella udienza è un passaggio in cui la posizione si può far valere. L'intimazione a lasciare il territorio entro un termine consente la partenza volontaria. Il trattenimento presso un centro è la forma più gravosa e anch'essa soggetta a convalida.
Capire quale forma è stata adottata è il primo elemento che determina cosa si può fare e in quali tempi.
I casi in cui l'espulsione non può essere disposta
L'art. 19 del Testo Unico elenca divieti che operano a prescindere dalla valutazione dell'amministrazione. È la norma che va letta per prima, perché in diversi casi risolve la questione in radice.
- Il divieto di respingimento verso uno Stato in cui la persona possa essere perseguitata o subire trattamenti vietati.
- I minori, salvo il diritto a seguire il genitore espulso.
- Chi convive con parenti entro un determinato grado o con il coniuge di cittadinanza italiana.
- Le donne in stato di gravidanza e nei mesi successivi al parto, e il marito convivente.
- I titolari di permesso UE per soggiornanti di lungo periodo, per i quali valgono condizioni più restrittive.
- Le condizioni di salute che rendono l'allontanamento incompatibile con il diritto alla cura.
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La prima valutazione scritta arriva entro 24 ore lavorative.
Il divieto di reingresso
All'espulsione si accompagna un divieto di reingresso da 3 a 5 anni, determinato nel provvedimento in base alle circostanze del caso. Non è una conseguenza uniforme: la durata è un elemento che si può contestare insieme al resto.
Esiste inoltre la possibilità di chiedere al Ministero dell'Interno una speciale autorizzazione al rientro prima della scadenza del divieto, in presenza di ragioni che la giustifichino. È una via poco usata e che in alcune situazioni familiari merita di essere esaminata.
Attenzione a un effetto che si estende oltre l'Italia: l'espulsione può comportare una segnalazione nel Sistema d'informazione Schengen, che impedisce l'ingresso nell'intera area. Il divieto italiano e la segnalazione europea sono due cose distinte e vanno affrontate entrambe.
Cosa non fare
Non ignorare il provvedimento sperando che non venga eseguito: il termine corre e l'inottemperanza all'ordine di allontanamento ha conseguenze proprie.
Non lasciare il territorio senza prima avere chiaro cosa comporta per la posizione, il divieto di reingresso e l'eventuale segnalazione.
Non presentare da soli un ricorso scaricato da internet. In questa materia la forma e il giudice competente contano, e un ricorso inammissibile consuma il termine senza produrre nulla.
A chi rivolgersi
L'impugnazione è attività dell'avvocato, e in questa materia serve chi la frequenta: lavoriamo con legali che la seguono e ti mettiamo in contatto con loro subito, perché i tempi sono quelli che sono. In presenza dei requisiti di reddito si può chiedere il patrocinio a spese dello Stato.
Nel frattempo c'è una parte che possiamo fare noi e che serve al legale: raccogliere la documentazione dei legami familiari, della presenza in Italia, della situazione lavorativa e sanitaria. È il materiale su cui si costruisce la difesa, e averlo pronto il primo giorno invece del settimo è un vantaggio reale.
I dati citati in questa guida
Ogni valore riportato nel testo proviene dall'Osservatorio parametri, con riferimento normativo e data di verifica. Quando un parametro cambia, questa guida si aggiorna insieme a lui.
| Parametro | Valore | Riferimento | Verificato |
|---|---|---|---|
| Termine per impugnare il decreto di espulsione | 30 giorni | Art. 13, c. 8 D.Lgs. 286/1998 | |
| Durata del divieto di reingresso dopo l'espulsione | da 3 a 5 anni | Art. 13, c. 14 D.Lgs. 286/1998 |