Procedure e documenti
Pensione internazionale: come si sommano i contributi di più Paesi
In breve
Chi ha lavorato in più Stati non perde i contributi versati altrove: i periodi si sommano per raggiungere il diritto alla pensione, e ciascuno Stato paga la quota relativa ai propri. Nell'Unione europea il meccanismo è automatico in forza dei regolamenti di coordinamento; con i Paesi extra UE dipende dall'esistenza di una convenzione bilaterale.
Il principio
La paura ricorrente di chi ha lavorato in più Paesi è di aver versato a fondo perduto. Nella maggior parte dei casi non è così: i periodi assicurativi maturati in Stati diversi si possono far valere insieme per raggiungere i requisiti, e poi ciascuno Stato liquida la propria quota in proporzione ai contributi ricevuti.
Non significa cumulare gli importi: significa che dieci anni in Italia e quindici in un altro Paese possono dare diritto a una pensione che nessuno dei due riconoscerebbe isolatamente, pagata pro quota da entrambi.
Nell'Unione europea
I regolamenti di coordinamento garantiscono il meccanismo fra gli Stati membri, insieme a Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera. La domanda si presenta all'istituzione del Paese di residenza, che avvia lo scambio con le altre e si occupa dell'istruttoria.
In pratica non serve presentare domande separate in ogni Stato in cui si è lavorato: la domanda è una, ed è quella che mette in moto il resto. È un'informazione utile perché molte persone non la chiedono affatto, convinte di dover ricostruire la carriera Paese per Paese da sole.
Fuori dall'Unione
Qui dipende dalle convenzioni bilaterali che l'Italia ha stipulato. Esistono con diversi Paesi di emigrazione storica e con alcuni Stati di immigrazione recente, e non coprono tutte le stesse prestazioni: alcune riguardano vecchiaia e invalidità, altre si estendono ad altre voci.
Dove la convenzione non c'è, i periodi esteri non si possono far valere con questo meccanismo, e la posizione va esaminata con gli strumenti interni. È una verifica da fare presto, perché condiziona decisioni che si prendono anni prima della pensione.
Vuoi sapere come si applica al tuo caso?
La prima valutazione scritta arriva entro 24 ore lavorative.
Cosa conservare, da subito
È la parte pratica che vale la pena leggere anche a trent'anni, perché il materiale che serve è quello che si butta.
- Contratti di lavoro e lettere di assunzione di ogni Paese.
- Buste paga, almeno alcune per ciascun periodo e datore.
- Estratti contributivi rilasciati dagli enti previdenziali esteri.
- Numeri di iscrizione o di sicurezza sociale di ogni Paese.
- Certificati A1 o equivalenti per i periodi di distacco o trasferta.
- Documentazione dei periodi di disoccupazione o di contribuzione figurativa.
Il collegamento con la cittadinanza e con il soggiorno
C'è un punto che lega questa materia al resto del sito: la continuità della posizione lavorativa e contributiva in Italia è anche ciò che documenta il radicamento nelle pratiche di soggiorno e nelle domande di cittadinanza.
Chi tiene in ordine la propria storia contributiva si trova quella documentazione pronta quando serve per il permesso di lungo periodo o per la cittadinanza. È lo stesso materiale, usato per due scopi diversi, e raccoglierlo una volta sola conviene.
A chi rivolgersi
Le domande di pensione in regime internazionale si presentano agli enti previdenziali e sono seguite da patronati, consulenti del lavoro e commercialisti. Lavoriamo con professionisti che se ne occupano e ti mettiamo in contatto con loro.
Noi interveniamo sul piano che ci compete: la posizione di soggiorno, la continuità anagrafica e la documentazione che la prova. Se stai preparando una domanda di cittadinanza o di lungo periodo, buona parte di quel materiale è lo stesso.