Procedure e documenti
Modulo di dichiarazione di ospitalità: perché non esiste un PDF unico
In breve
Un modulo nazionale unico non esiste, ed è il motivo per cui la ricerca di un PDF definitivo non porta da nessuna parte. La dichiarazione di ospitalità si presenta al Comune o alla Questura competente per territorio, e ciascun ente pubblica il proprio modulo: va cercato sul sito di quell'ente. Il contenuto però è sempre lo stesso, perché lo fissa l'art. 7 del Testo Unico, e la dichiarazione va presentata entro 48 ore da chi ospita, non da chi è ospitato.
Perché cercare «il modulo» non funziona
La dichiarazione di ospitalità è prevista dall'art. 7 del Testo Unico sull'immigrazione, che stabilisce l'obbligo e il contenuto ma non approva un modulo nazionale.
La conseguenza pratica è che ogni Comune e ogni Questura pubblica il proprio stampato, con campi disposti in modo diverso e a volte richieste aggiuntive legate alla prassi locale. Un PDF scaricato da un sito generico può essere respinto non perché sia sbagliato nel contenuto, ma perché non è quello dell'ente che lo riceve.
Quindi il modulo giusto si cerca in un posto solo: il sito del Comune di residenza o della Questura competente, nella sezione dedicata all'immigrazione o ai servizi demografici. Se non è pubblicato, lo si chiede allo sportello — ed è anche l'occasione per verificare se quell'ufficio accetta l'invio telematico, che in molte realtà è diventato il canale ordinario.
Chi la presenta, e il termine
È un obbligo di chi ospita, non di chi è ospitato. Lo scriviamo in grassetto nella nostra testa perché è l'equivoco che genera più dichiarazioni mancate: la persona straniera pensa di doverla presentare lei, chi la ospita pensa che non lo riguardi, e nessuno la presenta.
Il termine è di 48 ore dall'inizio dell'ospitalità. L'obbligo riguarda chi dà alloggio a titolo oneroso o gratuito, o cede un immobile, a una persona straniera o apolide.
Vale anche se chi ospita è cittadino italiano: è una delle ricerche più frequenti su questo tema, e la risposta è sì. L'obbligo dipende dalla cittadinanza di chi viene ospitato, non di chi ospita.
Cosa scrivere, campo per campo
Qualunque sia lo stampato dell'ente, il contenuto richiesto è questo. Averlo pronto prima di aprire il modulo riduce la pratica a cinque minuti.
- Dati di chi dichiara: nome, cognome, luogo e data di nascita, residenza, documento di identità in corso di validità, codice fiscale.
- Titolo sull'immobile: proprietario, affittuario, usufruttuario. Se si è affittuari conviene verificare che il contratto non vieti l'ospitalità di terzi.
- Indirizzo esatto dell'immobile in cui l'ospitalità viene prestata, con interno e scala dove esistono.
- Dati della persona ospitata: nome, cognome, luogo e data di nascita, cittadinanza, numero del passaporto o del documento di viaggio, estremi del titolo di soggiorno se già rilasciato.
- Data di inizio dell'ospitalità, e la durata se determinata.
- Titolo dell'ospitalità: gratuita oppure a titolo oneroso.
- Luogo, data e firma, con copia del documento di identità di chi dichiara allegata.
Vuoi sapere come si applica al tuo caso?
La prima valutazione scritta arriva entro 24 ore lavorative.
Un fac-simile da copiare
Non pubblichiamo un PDF, per la ragione detta sopra: sarebbe un modulo che nessun ufficio ha approvato. Quello che serve davvero, quando l'ente non ha uno stampato proprio e accetta una dichiarazione in forma libera, è il testo. Questo:
«Il/la sottoscritto/a [nome e cognome], nato/a a [luogo] il [data], residente in [indirizzo completo], codice fiscale [codice], documento [tipo e numero] rilasciato da [ente] il [data], in qualità di [proprietario / conduttore / usufruttuario] dell'immobile sito in [indirizzo completo, interno e scala], consapevole delle sanzioni penali previste dall'art. 76 del D.P.R. 445/2000 per le dichiarazioni mendaci, DICHIARA ai sensi dell'art. 7 del D.Lgs. 286/1998 di aver dato alloggio a titolo [gratuito / oneroso], a decorrere dal [data], a [nome e cognome dell'ospitato], nato/a a [luogo] il [data], cittadinanza [Paese], passaporto n. [numero], titolo di soggiorno [estremi, se rilasciato]. Luogo, data, firma.»
Va sempre confrontato con quanto richiede l'ente destinatario, che può pretendere dichiarazioni aggiuntive. Se l'ufficio ha un modulo proprio, si usa il suo: questo testo serve a sapere cosa si sta firmando, non a sostituirlo.
A cosa serve, oltre all'obbligo
Non è solo un adempimento da sbrigare. La dichiarazione di ospitalità è uno dei titoli con cui si documenta la disponibilità dell'alloggio, quindi serve in più procedure: l'iscrizione anagrafica, il rilascio e il rinnovo del permesso, e in alcuni casi il certificato di idoneità alloggiativa.
Chi ospita presta però qualcosa di più di una firma: l'indirizzo diventa quello a cui l'amministrazione invia le convocazioni, e l'immobile può essere oggetto di verifica sull'effettiva dimora. Vale la pena che entrambe le parti lo sappiano prima, non dopo.
Se non è stata presentata
Capita spesso, ed è una delle omissioni più comuni in assoluto. La prima cosa utile è presentarla, anche tardivamente: una dichiarazione tardiva è una posizione sanata, una dichiarazione mai fatta resta un'omissione.
La seconda è verificare cosa quella mancanza ha già bloccato: molto spesso è l'iscrizione anagrafica, e da quella dipende il computo degli anni per il lungo periodo e per la cittadinanza. È il tipo di conseguenza che si scopre anni dopo, quando non si può più rimediare.
I dati citati in questa guida
Ogni valore riportato nel testo proviene dall'Osservatorio parametri, con riferimento normativo e data di verifica. Quando un parametro cambia, questa guida si aggiorna insieme a lui.
| Parametro | Valore | Riferimento | Verificato |
|---|---|---|---|
| Termine per la dichiarazione di ospitalità | 48 ore | Art. 7 D.Lgs. 286/1998 |