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Cittadinanza

«Sono in corso verifiche istruttorie»: cosa significano i messaggi del portale

11 min di letturaPubblicata il Aggiornata il a cura di Italy Immigration Hub

In breve

Il portale del Ministero comunica l'avanzamento con poche frasi fisse, scritte in un linguaggio che non spiega né la posizione né l'attesa residua. In ordine di procedimento: le verifiche istruttorie sono l'esame nel merito; «l'istruttoria è terminata, il decreto conclusivo è in corso di predisposizione» significa che l'esame è chiuso e si sta scrivendo l'atto; i messaggi sulla firma del decreto sono la fase finale; la trasmissione alla Prefettura per la notifica precede la convocazione per il giuramento. Il termine di legge resta 24 mesi, prorogabile fino a 36 mesi.

Perché questi messaggi non si capiscono

Il portale comunica lo stato della domanda con un numero ridotto di frasi fisse. Sono formule amministrative corrette e dicono poco a chi aspetta, perché non traducono due cose: dove sei nel procedimento e quanto manca.

Il risultato è che migliaia di persone copiano la frase dal portale e la incollano in un motore di ricerca per capire cosa stia succedendo. È un comportamento che abbiamo visto nei dati prima di scrivere questa pagina, ed è anche il motivo per cui nelle stesse ricerche compaiono «che fase è», «cosa significa» e «quanto dura».

Qui sotto ci sono i messaggi più frequenti, in ordine di procedimento, con cosa indicano e cosa ha senso aspettarsi dopo. Una premessa che vale per tutti: il passaggio da un messaggio al successivo non è un orologio. Alcune pratiche restano settimane su uno stato e poi avanzano di due in pochi giorni.

«Sono in corso verifiche istruttorie da parte degli uffici centrali del Ministero»

È l'esame nel merito della domanda, condotto dagli uffici centrali. Si controllano requisiti, documentazione, posizione reddituale e assenza di cause ostative.

È lo stato in cui una pratica resta più a lungo, e il fatto che ci resti non è un segnale negativo: è dove il lavoro viene effettivamente fatto. Non c'è nulla che il richiedente debba fare, salvo una cosa: tenere monitorata la sezione delle comunicazioni del portale, perché se agli uffici serve un'integrazione la richiesta arriva per quel canale e il tempo per rispondere è limitato.

È anche lo stato in cui conviene verificare di non avere una posizione anagrafica con interruzioni: se il computo degli anni ha un buco, è qui che emerge.

«Sono in corso verifiche istruttorie da parte della Prefettura / Autorità diplomatico consolare»

La stessa attività, ma svolta dall'ufficio territoriale: la Prefettura competente per la residenza, oppure il consolato per chi ha presentato dall'estero.

Compare in momenti diversi del procedimento secondo il tipo di domanda, e tipicamente riguarda accertamenti locali. Anche qui non c'è un adempimento a carico del richiedente, ma vale la pena assicurarsi che l'indirizzo dichiarato sia corretto e che la posta arrivi: gli accertamenti possono passare da una verifica all'indirizzo di residenza.

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«L'istruttoria è terminata. Il decreto conclusivo è in corso di predisposizione»

È il messaggio più cercato di tutti, e la ragione è comprensibile: sembra la fine e non lo è ancora.

Significa che l'esame nel merito è chiuso e che si sta materialmente predisponendo l'atto conclusivo. Il merito non è più in discussione in questa fase: si sta scrivendo il provvedimento.

Non anticipa l'esito nel testo, ma nella pratica è uno stato avanzato e la maggior parte delle pratiche che lo raggiungono procede verso la firma. Da qui in avanti il richiedente non ha più nulla da produrre: quello che resta sono passaggi interni.

I messaggi sulla firma del decreto

Sono tre varianti della stessa fase finale, e nelle ricerche vengono confuse fra loro perché si somigliano:

  • «La pratica si è conclusa, è stata avviata la procedura per la firma del decreto»: l'atto è pronto e il percorso delle firme è iniziato.
  • «La pratica si è conclusa, la procedura per la firma del relativo decreto è in fase di definizione»: lo stesso passaggio, descritto in un momento leggermente diverso.
  • «La pratica si è conclusa, il relativo decreto è stato inviato per la firma agli organi competenti»: l'atto è presso chi deve firmarlo.

«La pratica si è conclusa favorevolmente. Il decreto è stato trasmesso alla Prefettura per la notifica»

Questo è l'unico messaggio che dice l'esito, e lo dice: favorevolmente. Il decreto di concessione esiste ed è stato trasmesso all'ufficio territoriale perché provveda alla notifica.

Attenzione a una precisazione contenuta nella formula: la notifica avverrà dopo l'esito favorevole delle necessarie verifiche. Sono controlli finali, e in casi rari possono allungare il passaggio.

Da qui parte l'ultimo adempimento, che è a carico tuo e ha un termine: il giuramento davanti all'ufficiale dello stato civile del Comune di residenza, che va reso entro sei mesi dalla notifica del decreto. La cittadinanza decorre dal giorno successivo al giuramento, non dalla data del decreto: è la distinzione che conta per il passaporto, per l'iscrizione nelle liste elettorali e per la trasmissione ai figli.

Sulle «fasi» numerate

Nelle ricerche di chi aspetta compaiono costantemente la fase 1, la fase 4, la fase 6, la fase 7. Vale la pena essere precisi su che cosa siano, perché la confusione qui è diffusa.

La numerazione non è una nomenclatura ufficiale dell'amministrazione: è il modo in cui richiedenti, forum e alcuni siti di settore hanno organizzato la sequenza degli stati per potersi orientare e confrontare. È uno strumento utile, nato perché il linguaggio del portale non lo è.

Il che significa due cose. Che una domanda come «quanto dura la fase 6» non ha una risposta normativa, perché quella fase non esiste come categoria giuridica. E che l'unico termine che conta davvero è quello del procedimento nel suo complesso: 24 mesi, prorogabile fino a 36 mesi, per le domande presentate dal 21 dicembre 2020. Noi preferiamo ragionare su quel termine e sul messaggio che hai davanti, piuttosto che su una numerazione che non vincola nessuno.

Quando lo stato non si muove da mesi

La prima cosa da fare è la meno intuitiva: controllare le comunicazioni sul portale e la posta, compresa quella non recapitata. Una pratica che sembra ferma a volte è una pratica in attesa di una risposta che il richiedente non sa di dover dare.

La seconda è distinguere l'attesa dal ritardo. Dentro il termine di 24 mesi l'assenza di movimento è fisiologica e insistere non accelera nulla. Oltre il termine la situazione è diversa: il silenzio dell'amministrazione oltre il termine di conclusione del procedimento apre strade, e non è un destino da accettare passivamente.

In quel caso si possono presentare un sollecito formale e, se non basta, un ricorso al giudice amministrativo contro il silenzio. È il tipo di passaggio per cui ti mettiamo in contatto con i legali con cui collaboriamo.

Cosa possiamo fare noi

Su una pratica che sta avanzando regolarmente, poco e lo diciamo: nessuno accelera un'istruttoria e chi promette il contrario sta vendendo qualcosa che non esiste.

Dove siamo utili è prima e dopo. Prima: verificare che la domanda sia solida — storia anagrafica, reddito dei tre anni, requisito linguistico — perché una pratica impostata bene non si ferma. Dopo: leggere il messaggio che hai davanti insieme alla documentazione, capire se un'integrazione è stata richiesta e non vista, e valutare se il termine è scaduto e conviene agire.

I dati citati in questa guida

Ogni valore riportato nel testo proviene dall'Osservatorio parametri, con riferimento normativo e data di verifica. Quando un parametro cambia, questa guida si aggiorna insieme a lui.

Parametri citati nella guida, con fonte e data di verifica
ParametroValoreRiferimentoVerificato
Termine del procedimento di cittadinanza24 mesiArt. 9-ter Legge 91/1992, come modificato dal D.L. 130/2020

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